Anticamente poco abitato (vi si estendevano vaste necropoli) l’Esquilino rimase tale fino alla bonifica compiuta da Mecenate (vi abitarono anche Virgilio ed Orazio). L’Oppio era invece un grande sobborgo di Roma e i suoi abitanti erano detti “exquilini” (al contrario degli “inquilini” abitanti della città propriamente detta) e da loro derivò il nome del colle. Sulle sue pendici si ammirano i ruderi della Domus Aurea e delle Terme di Traiano. Nella zona circostante Santa Maria Maggiore, invece, bei palazzi d’epoca umbertina e splendide chiese ornate da mosaici paleocristiani. A conclusione della passeggiata su Via Cavour la spettacolare vista del Colosseo, preannunciata da vicoli e stradine di rara bellezza, racchiuse come sono da edifici romani, medievali e barocchi, dove spesso s’incontra ancora qualche caratteristica bottega d’artigianato. La zona è ricca di ristorantini, pub e pizzerie; su Via Cavour una rinomata enoteca.
Cosa Vedere
Torre dei Conti: eretta nel 1203 per volontà d’Innocenzo III, è la torre più grande in Roma dopo Torre delle Milizie.
San Pietro in Vincoli: il nome rimanda alla catena che incatenò S. Pietro e che qui si custodisce. La basilica è raggiungibile attraverso una scalinata a destra su Via Cavour passando sotto il Palazzo dei Borgia. I resti di un primo edificio risalente al III secolo, sono visibili nel sottosuolo. Nel IV secolo quest’edificio fu sostituito con una chiesa dedicata agli Apostoli, ricostruita ai tempi d’Eudossia minore e consacrata da Sisto III nel 439. La facciata appartiene al primo Rinascimento. L’interno è diviso in tre navate da venti colonne antiche su base settecentesche. In fondo alla navata di destra si trova il Mausoleo di Giulio II, ordinato dallo stesso pontefice a Michelangelo nel 1513; si tratta di una piccola parte dell’opera colossale cui Michelangelo lavorò per tre anni; altri frammenti si trovano a Firenze e al Louvre.
Chiesa di S. Lucia in Selci: sorse nell’VIII secolo come diaconia su un lato del portico di Livia. Inglobata nel secentesco monastero delle Agostiniane, deve l’aspetto attuale alla ricostruzione di Carlo Maderno (1604).
Le Torri dei Graziani e dei Capocci: come molti degli edifici difensivi presenti in questa zona le torri sono d’epoca medievale; i merli e la cortina sono stati restaurati.
Basilica di S. Martino ai Monti: l’aspetto odierno si deve ai restauri secenteschi. L’interno è diviso in tre navate da 24 colonne corinzie antiche. La scalinata centrale conduce nella cripta (che custodisce le spoglie di numerosi martiri), da cui si accede alle rovine del primitivo titolo d’Equizio, un raro esempio di chiesa domestica del III secolo. L’accesso alla basilica è su viale del Monte Oppio.
S. Maria Maggiore: la basilica è detta anche Liberiana o di S. Maria ad Nives perché, secondo la leggenda, fu eretta da Papa Liberio sul luogo di una miracolosa nevicata. Tra le basiliche patriarcali (S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vaticano, S. Paolo fuori le Mura) S. Maria Maggiore è l’unica ad aver conservato l’aspetto interno molto vicino a quello originario. Il portico ha a sinistra la Porta Santa. All’interno il pavimento è in parte cosmatesco, mentre il soffitto a cassettoni è attribuito a Giuliano da San Gallo. La loggia è decorata con mosaici firmati da Filippo Rusuti (fine XIII secolo), mentre la trabeazione è ornata da un fregio a mosaico del V secolo. Sui muri della navata mediana, sopra la trabeazione, 36 straordinari riquadri a mosaico del tempo di Sisto III, che con il mosaico dell’arco trionfale costituiscono un’importante testimonianza dell’arte del basso impero. La confessione fu rifatta da Vespignani per custodire le reliquie della culla di Betlemme. Il mosaico dell’abside è firmato da Jacopo Torriti (1295), mentre gli affreschi del transetto sono probabilmente di Pietro Cavallini, Cimabue o del primo Giotto. Nella cappella dei SS. Michele e Pietro in Vincoli (navata destra) si custodiscono dipinti attribuiti a Piero della Francesca. Dalla cappella Sistina, ideata per Sisto V da Domenico Fontana (1584-87), si scende all’oratorio del Presepio, antica cappella rinnovata da Arnolfo di Cambio. Nella sagrestia attigua la pietra sepolcrale dei Bernini. Di fronte alla basilica, al centro di Piazza S. Maria Maggiore, si erge una colonna di cipollino, unica superstite delle otto colonne della Basilica di Massenzio, qui fatta collocare da Paolo V, che vi fece mettere in cima una Madonna col bambino, bronzo di Guglielmo Berthelot.
Basilica di S. Prassede: da Piazza S. Maria Maggiore s’imbocca a destra via di S. Prassede, dove si erge la nota basilica. Pasquale I ricostruì un edificio sacro, già esistente nel 489, e vi trasferì dalle catacombe le spoglie di circa 2000 martiri. La facciata risale al tempo di Pasquale I, mentre un cortile conserva, a sinistra, resti del colonnato paleocristiano. L’interno, cui di regola si accede dal lato destro, conserva in parte la struttura del IX secolo. Al centro del pavimento un disco di porfido copre il pozzo da cui S. Prassede avrebbe raccolto i resti dei martiri. Nella navata di destra trovasi la cappella di S. Zenone, voluta da Pasquale I (817-24) come mausoleo della madre Teodora. Si tratta del più importante monumento bizantino a Roma. Il portale d’accesso è sormontato da uno splendido mosaico che preannuncia quelli dell’interno, mentre il pavimento è esempio antichissimo di opus sectile a marmi policromi. A destra dell’ingresso si trova la colonna della flagellazione, ritenuta quella cui Cristo fu legato, e portata da Gerusalemme nel 1223.
S. Pudenziana: situata in Via Urbana in un cancello più basso del livello stradale, sorse come titulus Pudentis e da qui per corruzione derivò Pudenziana. L’antica casa romana di Pudente, dove, secondo la tradizione, fu ospite S. Pietro, fu trasformata nel II secolo in terme e nel IV in basilica a tre navate. Nel 1588, l’interno fu trasformato in navata unica da Francesco da Volterra; il mosaico dell’abside è della fine del IV secolo. La facciata fu rifatta nel 1870, mentre il campanile romanico risale ai primi del XIII secolo.
Piazza dell’Esquilino: Via Urbana sbocca in questa piazza; a sinistra si va al Viminale e a via Nazionale e a destra, al di là della Via Cavour, si leva un obelisco che, come il suo gemello di piazza del Quirinale, ornava l’ingresso del Mausoleo di Augusto. Dietro l’obelisco, una vasta scalinata sale alla facciata posteriore di S. Maria Maggiore.
Piazza del Colosseo: deve il nome al colosso di Nerone, una gigantesca statua di bronzo dorato, fatta costruire da Nerone dopo l’incendio del 64 e che lo raffigurava con le sembianze del sole. La statua, proveniente dalla Domus Aurea, fu trasferita qui da Adriano; un basamento piantato a cipressi, allo sbocco di via dei Fori Imperiali sulla piazza, ne ricorda il luogo.
Colosseo: l’Anfiteatro Flavio (è questo il vero nome del monumento, la denominazione di Colosseo è invece medievale) sorse, per volontà di Vespasiano nel 72, su un’area occupata da un lago artificiale annesso alla Domus Aurea di Nerone. Fu inaugurato nell’80 da Tito (appartenente alla famiglia dei Flavi da cui derivò il nome) con giochi e spettacoli che durarono cento giorni. I combattimenti di gladiatori durarono fino al 405, quando furono soppressi da Onorio, mentre quelli tra belve fino alla metà del VI secolo. Nel tardo impero fu adibito alle cacce e nel medioevo, appartenendo ai Frangipane e agli Annibaldi divenne una fortezza. Nel 1312 l’imperatore Federico VII lo diede al Senato e al popolo romano. Nel XVIII secolo fu consacrato alla passione di Gesù da Benedetto XIV, che lo dichiarò sacro per il sangue che vi avrebbero versato i martiri. Questo fatto pose fine anche allo spoglio del monumento diventato una sorta di cava di materiali edilizi, soprattutto il travertino. L’anfiteatro poteva contenere fino a 50.000 spettatori, che in caso di sole erano protetti da un velario. Nei sotterranei erano ricavate gallerie per le belve, per le attrezzature sceniche ed anche ascensori da cui i gladiatori accedevano all’arena.
Ludus Magnus: era la più grande delle scuole per gladiatori e un passaggio sotterraneo la collegava al Colosseo. Appena un terzo dell’arena antica è visibile; dietro di essa i resti di 14 celle, probabilmente il dormitorio degli allievi gladiatori.
Arco di Costantino: fu eretto dal senato e dal popolo romano per celebrare il decennale dell’imperatore e la sua vittoria su Massenzio del 312. L’arco segnava l’inizio dell’antica Via Dei Trionfi. Nel medioevo fu incorporato alle fortificazioni dei Frangipani, da cui fu liberato nel 1804. Per quanto riguarda le decorazioni a rilievo, recenti scavi hanno dimostrato che, in parte, sono di spoglio. Presso l’arco sono stati trovati i resti della “Meta Sudans”, una fontana costruita da Tito e rifatta da Domiziano, da cui l’acqua usciva come per sudorazione.
Domus Aurea: era la dimora di Nerone, costruita dopo l’incendio del 64. Si estendeva su un’area di un miglio quadrato circa e comprendeva anche un vasto giardino e un laghetto artificiale. La riscoperta del complesso avvenne nel rinascimento, fino allora era rimasto interrato, mentre il piano superiore è stato scoperto dagli scavi effettuati nel parco del Colle Oppio nel 1932.
Colosseo direzione Piazza Venezia:
Tempio di Venere e Roma: situato sull’alto della Velia fu iniziato da Adriano nel 121, concluso da Antonino Pio e restaurato da Massenzio nel 307. Fu costruito sul vestibolo della Domus Aurea dopo la rimozione del Colosso di Nerone. Era il tempio più grande della Roma antica composto di due celle absidali che custodivano le statue di Venere e Roma. Nel VII secolo le tegole di bronzo dorato del tetto furono adoperate per la Basilica di S. Pietro
S. Francesca Romana: vi si arriva attraverso un percorso segnalato a destra su via dei Fori Imperiali, dopo le tavole di marmo raffiguranti l’estensione del dominio di Roma, realizzate da Antonio Munoz. La chiesa fu eretta nel IX secolo e dedicata a Francesca Romana nel XV, quando la santa (ora sepolta nella cripta) vi pronunciò l’oblazione del 1425. Nella sagrestia è custodita la preziosa Madonna Glycophilusa, icona della prima metà del V secolo.
Basilica dei SS. Cosma e Damiano: la facciata moderna del 1947 visibile su Via dei Fori Imperiali cela un edificio di culto antico realizzato dalla fusione di due edifici classici: la biblioteca del foro della Pace e un’aula del tempio del Divo Romolo, dedicato da Massenzio al figlio morto prematuramente. Gli edifici furono donati da Teodorico e Amalasunta a Papa Felice IV (527) che li dedicò ai santi medici. All’interno l’unica navata presenta un bel soffitto ligneo, mentre l’abside conserva mosaici del VI secolo.
Foro di Nerva: comunicava con il foro d’Augusto ed era lungo 150 m e largo 45. E’ chiamato anche forum Minervae o Palladium per il tempio dedicato alla dea. Oltre il foro di Nerva si trova il foro della Pace, realizzato da Vespasiano nel 71-75 e in parte crollato nel V secolo.
Foro di Augusto: inaugurato nel 2 a.c. è adiacente ai mercati di Traiano e s’inspira nella pianta al foro di Cesare. Al centro si ergeva il tempio di Marte Ultore la cui abside accoglieva le statue di Marte e Venere. Sull’esedra sinistra sorse nel XV secolo la casa dei Cavalieri di Rodi che ospita l’antiquarium del foro d’Augusto, con materiali d’età romana e medievale.
Foro e mercati di Traiano: i lavori iniziarono nel 107 con Apollodoro di Damasco e si completarono con Adriano. L’accesso attuale ai mercati è su Via IV novembre dove si scorge una grand’aula, forse un luogo di contrattazione. Da qui si può accedere ai piani superiori, alla torre delle Milizie e ai resti del Castello dei Caetani, i quali nel medioevo avevano creato su queste strutture una fortezza. Sempre dalla grand’aula una scala conduce su Via Biberatica (chiamata così probabilmente per le numerose tabernae che accoglieva) e all’emiciclo dei mercati. Un passaggio di sotto Via Alessandrina conduce al foro, anticamente costituito da una biblioteca greca e romana, dal maestoso tempio di Traiano e dalla basilica Ulpia. Nell’antichità vi si accedeva da un arco trionfale che introduceva in una piazza in cui campeggiava la statua di Traiano, l’imperatore che portò l’impero romano alla massima espansione.
Colonna Traiana: celebra le imprese di Traiano. Il fregio a bassorilievo, anticamente a colori, che la ricopre racconta episodi delle guerre daciche (101-103, 107-108). Il basamento è decorato con trofei d’armi barbariche e da qui una scala a chiocciola conduce in cima alla colonna dove, dal 1587, la statua di Traiano fu sostituita con quella di S. Pietro.
Chiese di S. Maria di Loreto e del SS. Nome di Gesù: la prima fu realizzata nel XVI secolo, forse su progetto del Bramante. La seconda, sorta sulla quattrocentesca S. Bernardo e che pur richiama l’attigua S. Maria di Loreto, è invece d’evidente gusto tardo barocco.
Via dei Fori Imperiali: fu inaugurata nel 1933 ed è il risultato di grandi demolizioni di quartieri medievali e rinascimentali, sorti tra Piazza Venezia e il Colosseo soffocando i monumenti antichi.
Foro Romano: l’ingresso principale è su via dei Fori Imperiali; segue una breve descrizione dei principali monumenti. Basilica Emilia: fondata nel 179 A. C. dai censori M. Emilio Lepido e Fulvio Nobiliore, e rinnovata da M. Emilio Paolo, console nel 78 a.C.; fu ricostruita da Augusto perché bruciata da un incendio. Curia: era il luogo in cui si riuniva il Senato. Secondo la tradizione fu fondata dal re Tullio Ostilio (Curia Hostilia), rifatta da Silla (Curia Cornelia), poi da Cesare (Curia Julia) e infine, dopo l’incendio sotto Carino (283), da Diocleziano (303). La porta è una copia dell’originale, realizzata dal Borromini. Arco di Settimio Severo: fu eretto nel decennale dell’ascesa al trono di Settimio Severo (203) e incorporato in altri edifici durante il medioevo. I Rostra, la tribuna degli oratori, qui trasportata dal Comitium quando nel 44 a.c. Cesare sistemò il foro. Colonna di Foca: fu eretta nel 608 da Smaragdo, esarca d’Italia. Dietro la colonna, dopo il Lacus Curtius, sulla destra si vede il nucleo del basamento della colossale statua equestre di Domiziano, eretta dopo la vittoria dell’imperatore sui Germani (91). Tempio di Diocleziano: situato sul margine destro della piazza del foro sono visibili sette basi di laterizi, sulle prime due sono state ricomposte due colossali colonne di granito e di pavonazzetto con frammenti scoperti nel 1873. Sacra via: attraversa il foro da est ad ovest ed ebbe nome dai santuari che la fiancheggiavano e dalle processioni che la percorrevano. Basilica Giulia: eretta da Giulio Cesare (55-44 a.C.) al posto della vecchia Basilica Sempronia, finita da Augusto e dedicata alla famiglia imperiale Giulia, vi si riunivano i centumviri. All’incontro della Via Sacra col vicus jugarius, vi è un grosso fondamento di calcestruzzo, ritenuto base dell’Arco di Tiberio, innalzato nel 16 in onore di Germanico che vendicò Varo sconfiggendo i Germani. Di là dal Vicus Jugarius s’innalza il Tempio di Saturno, di cui rimangono otto colonne di granito a fusto liscio e capitello ionico con architrave. Tempio di Giulio Cesare: situato ad est, di là della Sacra via, fu eretto da Ottaviano nel 29 a.C. in onore del divino Giulio, sul luogo in cui (19 o 20 marzo 44 a.C.) il corpo di Cesare era stato cremato e Marc’Antonio aveva letto il celebre testamento. Arco di Augusto: il basamento si eleva a destra del tempio di Cesare; fu eretto o nel 19 a.C. dopo il ricupero delle insegne dai Parti o nel 29 a.C. in seguito alla vittoria Azio. Tempio di Castore e Polluce, (i dioscuri) eretto nel 484 a.C. dal figlio del dittatore Aulo Postumio, per sciogliere il voto fatto dal padre ai dioscuri prima della battaglia del lago Regillo contro i latini e i tarquini (496 a.C.). Oratorio dei Quaranta Martiri edificio del basso impero, absidato, decorato da affreschi in pessime condizioni risalenti all’VIII-IX secolo; raffigurano il supplizio dei martiri di Sebaste. Santa Maria Antiqua: situata a sinistra dell’oratorio la chiesa fu ricavata da un edificio imperiale che doveva far parte dei locali d’accesso alla costruzione di Domiziano sul Palatino alle quali lo collegava una rampa. E’ il più importante e il più antico edificio cristiano del foro. Regia: secondo la tradizione fu la casa di Numa Pompilio, poi residenza del Pontefice Massimo, distrutta da un incendio nel 36 a.C. e ricostruita dal pontefice Gneo Domizio Calvino. A questa costruzione appartengono i ruderi di stile più raffinato ; gli altri ad una costruzione posteriore, fatta da Settimio Severo. Di fronte alla Regia si ergono, a destra, le rovine del Tempio e della casa delle Vestali, le vergini custodi del fuoco sacro a Vesta, riunite in un collegio di sei sacerdotesse, fondato, secondo la tradizione da Numa Pompilio. Lo spegnersi della sacra fiamma era ritenuto segno di sventura per Roma e la vestale responsabile era flagellata dal Pontefice. Tempio di Antonino e Faustina: fu eretto per decreto del senato alla moglie divinizzata di Antonino Pio (morta nel 141). Dopo la morte d’Antonino (161) il tempio fu dedicato anche a lui. Nel XI secolo il tempio fu trasformato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda, cosiddetta perché sorse tra le meraviglie del foro oppure dal nome della fondatrice di un annesso monastero. Nel 1536, in occasione della visita di Carlo V, fu abbattuta per rendere visibile il portico e fu rifatta nel 1602. A destra del tempio, sotto una tettoia, un angolo dell’interessantissima necropoli arcaica, sepulcretum, cimitero delle popolazioni dei pendii dell’Esquilino e della città primitiva del Palatino. Nel punto in cui la Sacra via comincia a salire sulla Velia, sempre a sinistra una rotonda è identificata con il Tempio del divo Romolo, eretto da Massenzio in onore di suo figlio Romolo morto fanciullo nel 307 e divinizzato; ancora incompiuto quando Massenzio rimase ucciso a Ponte Milvio (312), fu finito da Costantino e dedicato alla sacra Urbs Roma. Sull’alto della Velia, alla sommità della Sacra via, sorge l’Arco di Tito, eretto al tempo di Domiziano (o di Traiano) per ricordare le vittorie riportate sui Giudei da Vespasiano e poi da suo figlio Tito e culminate con la distruzione di Gerusalemme (nel 70). Dall’Arco di Tito si prende a destra il Clivus Palatinus, si volta poi subito a destra e per una gradinata, si sale sul Palatino.
Colosseo direzione Aventino e Celio:
Aventino: un tempo rione popolare e mercantile, oggi è uno dei quartieri residenziali più belli di Roma a due passi dal centro storico. Due collinette ben distinte, il grande e il piccolo Aventino, sono separate dall’omonimo viale e caratterizzate dalla presenza di grandiosi edifici storici immersi nel verde. Piccole strade alberate consentono la passeggiata tra ville liberty, ambasciate e antiche basiliche. L’atmosfera è resa ancor più affascinante dalla presenza del Roseto Comunale e dal “Giardino degli aranci”, che in estate è anche uno straordinario teatro all’aperto. Sul Celio, l’antico “Caelius” sorsero edifici a carattere residenziale, religioso e pubblico, soprattutto in funzione dei giochi tenuti nel Colosseo. Dopo la caduta dell’impero, divenne residenza di ville patrizie e tenute agricole. L’urbanizzazione cominciò dopo l’unità d’Italia. L’itinerario si snoda dal rione Sant’Angelo, l’antico ghetto, dove dal 1555 al 1848, furono reclusi gli ebrei romani. Il quartiere è caratterizzato da palazzi nobili, interessanti chiese (S. Maria in Campitelli e S. Caterina dei Funari) e notevoli testimonianze architettoniche d’epoca romana e medievale come la casa dei Vallati.
“Isola” dei Mattei: notevole complesso di edifici situato tra le vie Caetani, delle Botteghe Oscure Paganica e de’ Funari. La famiglia Mattei lo acquisì nel ‘400, ingrandendolo nei secoli successivi.
Fontana delle Tartarughe: Giacomo della Porta la ideò nel 1581, i bronzi furono aggiunti da Taddeo Landini, mentre le tartarughe si devono probabilmente a Gian Lorenzo Bernini.
Via del Portico d’Ottavia: ha il nome dalla struttura romana che la caratterizza e segnò il confine del ghetto, quando, nel 1555, Paolo IV vi rinchiuse gli ebrei romani imitando l’esempio del ghetto a Venezia. Il ghetto fu definitivamente aperto da Pio IX nel 1848. Il portico d’Ottavia fu eretto da Quinto Cecilio Metello nel 164 a.c., mentre il nome con cui oggi si ricorda si deve a un rifacimento di Augusto, che nel 23 a.c. lo dedicò alla sorella Ottavia. Oggi costituisce l’ingresso di S. Angelo in Pescheria, edificata nel VIII secolo. A destra del Portico sorge la medievale Casa dei Vallati.
Teatro Marcello: fu uno dei più grandi della Roma antica, iniziato da Cesare e dedicato da Augusto alla memoria del nipote e genero. Abbandonato nel V secolo, fu utilizzato prima come cava per materiale edilizio e in seguito come fortezza.
S. Nicola in Carcere: è situata nell’area del Foro Olitorio (mercato d’erbe) d’età repubblicana; la facciata riutilizza due colonne del tempio di Giunone Sospita (197 a.c.), mentre resti d’altri templi sono visibili nei sotterranei. Di fronte sorge l’aera sacra di S. Ombono, dove è stato scoperto un insediamento arcaico (forse IX -VIII secolo a.c.) su cui, nel VI a.c., sorsero i templi della Magna Mater e della Fortuna.
S. Maria in Cosmedin: “Kosmidion” è l’appellativo riferito alle spettacolari decorazioni di “S. Maria in schola greca” sorta su una cappella del III secolo; nel VI fu inglobata in un edificio ampliato da Adriano I nel 782. Nel portico si trova la celebre bocca della verità, un disco di marmo, in cui, secondo la leggenda, la mano inserita sarebbe persa se non si è dichiarata la verità.
Sinagoga Nuova: fu costruita tra il 1899 e il 1904; i locali non adibiti al culto accolgono la Mostra della Comunità ebraica di Roma.
Roseto di Roma: si estende alle spalle del monumento a Mazzini di piazzale La Malfa, da cui si gode una splendida vista sugli scavi del Palatino e sul Circo Massimo. Per la visita telefonare allo 06-5746810. Dal vicino “giardino degli aranci” panorama su Trastevere, Vaticano e quartiere Rinascimento. E’ anche detto parco Savello in ricordo della fortezza dei Savello (XI sec.).
Chiesa di Santa Sabina: fu fondata da Pietro, prete d’Illiria (425-32) su di un antico « titulus Sabinae », sorto probabilmente nella casa di una matrona Sabina, che poi fu identificata con l’omonima santa umbra. Annesso alla chiesa è il convento, fondato da S. Domenico nel 1220, dove ebbe la cattedra S. Tommaso d’Aquino.
Chiesa di Sant'Alessio: fu eretta nel 1200, su edifici paleocristiani, da Onorio III, ma l’aspetto attuale si deve a rifacimenti del XVIII secolo.
Complesso dell’ordine dei Cavalieri di Malta: ex monastero benedettino del X secolo passato, nella metà del XII secolo, ai Cavalieri Templari, sostituiti poi dai Cavalieri dell’ordine dell’Ospedale di Gerusalemme, che vi rimasero fino alla fine del XIV secolo. Di gran suggestione è la vista attraverso il foro del portale che inquadra San Pietro.
Chiesa di Santa Prisca: la chiesa risale probabilmente al V secolo e fu eretta su fondamenta romane probabilmente appartenute alla casa di Aquila e Prisca, coniugi cristiani di Roma, menzionati da S. Paolo e presunti ospiti di S. Pietro. Nell’interno si possono ancora ammirare le antiche colonne incorporate nei pilastri nuovi. Nel battistero, recentemente ricavato nella cripta, il fonte battesimale è costituito da un gran capitello dorico incavato da attribuirsi all’epoca degli Antonini.
Chiesa di San Saba: fu dedicata al capo del monachesimo orientale e sorse su un edificio paleocristiano assegnato prima ai cluniacensi poi ai cistercensi e infine al Collegio Germanico Ungarico, retto dai Gesuiti.
Chiesa di Santa Balbina: il “titulus Sanctae Balbinae” risale al 595, ma l’aspetto odierno si deve al restauro compiuto da Antonio Munoz (1927-30).
Chiesa di S. Gregorio Magno: eretta nel medioevo sul luogo di un monastero voluto dal santo. L’aspetto odierno è frutto del rifacimento effettuato da G. B. Soria nel 1629-33, riprendendo il modello di S. Luigi dei Francesi.
Basilica dei SS. Giovanni e Paolo: eretta nel IV secolo, fu saccheggiata dai Normanni nel 1084 e ricostruita per volontà di Pasquale II. Nei sotterranei si conservano edifici d’età classica, riutilizzati da comunità cristiane già nel II secolo.
S. Maria in Domenica: sorse nel IX secolo, per volontà di Pasquale I, su un precedente edificio di culto, “dominicum”, da cui la chiesa derivò il nome. Il restauro cinquecentesco è oggi attribuito ad Andrea Sansovino.
Parco di Villa Celimontana: fu creato nel 1928 sull’area dell’omonima villa del ‘500, appartenuta ai Mattei. Nel “casino”, edificato su disegno di Jacopo del Duca per volontà di Ciriaco Mattei, dal 1926 ha sede la Società Geografica Italiana. D’estate il parco ospita una spettacolare rassegna di jazz.
S. Stefano Rotondo: risalente al V secolo, è la chiesa a pianta circolare più antica di Roma. Gli affreschi del muro perimetrale sono opere di Pomarancio, Antonio Tempesta e altri.
Parco del Celio: una delle più belle zone verdi di Roma, fu realizzato agli inizi del XIX secolo, sull’area della Vigna Cornovaglia e sulla platea del tempio del Divo Claudio, dedicata da Agrippina al marito e poi trasformato in ninfeo annesso alla Domus Aurea di Nerone. Spettacolare la vista sulle rovine del Palatino.